Nell'aula del tribunale di Portoferraio
"POLLUCE, testimonia sergente di Scotland Yard"
I presunti pirati del Polluce ... interpellarono il Curatore dei relitti del Regno Unito prima di mettere all'asta parte del tesoro trafugato nel mare dell'Elba... (continua)
CONFERENZA SUL POLLUCE
Il 23 febbraio 2007 si è tenuta la Conferenza 'Isola d'Elba. Il recupero del relitto Polluce' nell'ambito del Ciclo di conferenze e corso di aggiornamento per docenti e studenti, promosso dall'Associazione Archeologica Maremmana, dal Comune e dalla Provincia di Grosseto. L'incontro ha ripercorso le numerose traversie giudiziarie - a causa del saccheggio da parte di predatori inglesi ed italiani, nonché lo scavo archeologico del relitto e del tesoro, che è stato stimato come uno dei più ricchi tesori marini del Mediterraneo, se non del mondo.
Luogo di svolgimento: Sala Pegaso, Palazzo della Provincia.
FESTIVAL DI ANTIBES 2006
Pippo Cappellano e Marina Cappabianca, della Capmar Studio di Roma, con il loro lungometraggio 'L'enigma del Polluce' hanno vinto il premio quale miglior documentario storico.

Il recupero del "Polluce"
Sono stati i carabinieri della Organizzazione Speciale dell'Arma ad effettuare un difficile recupero su un relitto affondato davanti a Capoliveri, Arcipelago Toscano, oltre centocinquanta anni fa.
Una brillante operazione è stata condotta nell'ottobre scorso dai militari dell'Organizzazione Speciale dell'Arma, che ha portato al recupero di un vero e proprio tesoro estratto dal relitto di una nave affondata al largo dell'Isola d'Elba.
L'inizio dell'attività investigativa risale ai primi mesi del 2001, con una telefonata anonima pervenuta all'Ambasciata Italiana a Londra per segnalare che appunto un relitto sito nelle acque italiane era stato saccheggiato da tre individui di nazionalità britannica, i quali avevano poi ceduto i materiali trafugati ad una famosa casa d'aste londinese. Conseguentemente il Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze, attivato dall'Ambasciata, aveva avviato le indagini in collaborazione con Scotland Yard e con il Centro Carabinieri Subacquei di Genova.
Grazie all'intervento dei subacquei, nella terza decade di settembre 2001 si riuscì ad individuare il relitto con l'utilizzo dell'ecoscandaglio.
Nel luglio del 2002 sempre i subacquei di Genova, con l'ausilio del veicolo filoguidato denominato "Pluto", identificarono con certezza il relitto ad una profondità di oltre 100 metri: si trattava del vaporetto "Polluce" della Compagnia Rubattino, affondato nel 1841 al largo di Capo Liveri, comune dell'Isola d'Elba, con un carico di preziosi tra i quali monete d'oro e d'argento e, probabilmente, lingotti d'oro non ancora localizzati.
Contestualmente i militari del Tpc intervenivano presso la casa d'aste londinese, sequestrando monete, vasellame, ceramiche ed altri beni provenienti dal recupero clandestino e denunciando i tre inglesi all'Autorità Giudiziaria.
Dal 16 al 28 ottobre 2005 una squadra del Centro ha partecipato alle operazioni di scavo e recupero di materiale archeologico sul "Polluce", affidate ad una ditta specializzata in lavori subacquei d'alto fondale, sotto la supervisione della Sopraintendenza ai Beni Archeologici della Toscana.
Intanto, nell'estate dello stesso anno, il Tpc di Firenze identificava a Parigi il primo scopritore del relitto: un sub francese che nel 1994 aveva venduto l'informazione agli inglesi. Nella sua abitazione, infatti, sono stati rinvenuti numerosi reperti e le foto del trafugamento; ulteriori indagini consentivano di individuare una ditta di Genova che aveva fornito a suo tempo i mezzi per l'illecita operazione.
I lavori di recupero non sono ancora stati ultimati ed è prevista una ulteriore campagna di scavi, che sarà condotta quasi certamente la prossima estate.
AVVISI DI GARANZIA PER IL POLLUCE
Isola d'Elba, 16 febbraio 2006
Un'importante società genovese, la Tecnospamec, specializzata in lavori marittimi e subacquei, è rimasta coinvolta nell'inchiesta sul recupero illegale avvenuto nell'aprile del 2000 da parte di un gruppo di inglesi del tesoro della nave Polluce ... La Procura di Livorno, titolare dell'inchiesta che sembrava già conclusa, ha inviato invece quattro nuovi avvisi di garanzia.
da 'Il Tirreno' del 16/02/2006
L'operazione si conclude nella cabina d'una signora
Porto Azzurro, 29 ottobre - Il lavaggio dell'ultima cesta finisce ch'è buio. Nei pochi giorni di effettivo lavoro subacqueo concessi dalle condizioni meteomarine si è sempre tirato tardi. L'operazione 'Recupero del Polluce' che dal 22 settembre quando fu annunciata ha tenuto tutti col fiato sospeso è conclusa. Domani mattina alle 6 i quattro OTS - operatori tecnici subacquei - cominceranno a decomprimersi.
Ne avranno per cento ore, un'ora per ciascun metro visto che hanno lavorato a una quota di 103 metri sotto il livello del mare: finiranno giovedì 3 novembre alle ore 16. Avevano preso posto nell'angusto abitacolo pressurizzato la sera di venerdì 14. È stata la prima volta al mondo che la tecnica dell'immersione profonda in saturazione è impiegata in uno scavo subacqueo finalizzato al recupero di reperti contenuti in un relitto moderno. Con 'archeologia', infatti, si intendono studi e ricerche su materiali datati dalla preistoria alla caduta dell'impero romano, al massimo fino al VII secolo; poi si deve parlare correttamente di archeologia medioevale, rinascimentale e così via. La prima campagna di scavo archeologico subacqueo con sommozzatori fu condotta nel 1974 nelle acque dell'isola di Lipari, sul relitto di una nave oneraria romana giacente a 85 metri di profondità, sul quale, nel tentativo di depredarlo, avevano perso la vita dei sub tedeschi.
Tra i sommozzatori c'era Franco Gargiulo, 'dive superintendent' ossia responsabile del lavoro degli OTS nell'Operazione Polluce.
Il piroscafo della De Luchi, Ribattino & C. abbordato e affondato dal 'pacchebotto' napoletano Mongibello la notte del 17 giugno 1841 è un relitto moderno in termini archeologici e tuttavia di grande interesse storico. - Per esempio ci può dare indicazioni importanti sulla circolazione monetaria dell'epoca- dice la dottoressa Pamela Gambogi della soprintendenza per i beni artistici e culturali della Toscana.
Ed effettivamente, sin dalla prima raccolta manuale effettuata dai sommozzatori e sino all'ultima con la sorbona, l'afflusso a bordo del pontone Meloria di monete d'argento e d'oro è stato continuo e copioso: almeno 10.000 d'argento, qualche centinaio d'oro. E sono 'colonnati' delle colonie spagnole di Perú, Cile, Venezuela e 'maravedeis', 'pezzi da otto' di Spagna; e 'luigi' d'oro da 20 franchi. L'ultima incursione è compiuta dal sommozzatore in quella che sicuramente era una cabina di prima classe e ospitava una signora, ricca e devota. Lo rivelano gli oggetti da toilette ritrovati, un pettine, uno spazzolino da denti e uno da unghie, senza setole, probabilmente di tartaruga; una spilla d'oro raffigurante un cane da caccia che balza sulla preda, del medesimo nobile metallo, il tacco d'una scarpa da donna, bottoni d'osso, una moneta d'oro - sotto 164 anni di concrezioni si legge una data, 1789, e si riesce malamente a intravedere un Carolus Imp. , una moneta d'oro da 30 ducati del 1830 di Ferdinando II delle Due Sicilie, addirittura una moneta da 100 lire in oro con l'effige di re Carlo Alberto e la data del 1832, una somma enorme all'epoca, un rosario di pasta vitrea, parecchi rotoli di monete d'argento. Una cabina violata certamente dai saccheggiatori inglesi nel 2000, ma con una benna: che fece più danni di quanto valore riuscì a strappare al fondo del mare.
Questa volta è andata meglio, per gli oggetti e per i loro cercatori. Del resto, i protagonisti di questa operazione Polluce 2005 sono ciascuno professionista nel proprio campo: il ministero per i Beni e le Attività Culturali Culturali, che attraverso la Soprintendenza di Firenze, ne ha avuto la direzione scientifica; la Historical Diving Society Italia che ne è stata lo sponsor ufficiale, affiancata dal Comune di Porto Azzurro, la Marine Consulting che ha impiegato i suoi uomini e le sue tecnologie, la Capmar Studios che ha documentando col mezzo televisivo la svolgimento delle operazioni e i reperti rinvenuti; il Comando carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.
Il recupero del Polluce ha avuto termine ma non è finito.
Dal punto di vista della documentazione storica l'operazione ha avuto un esito più che positivo, ce n'è quanto basta per allestirne un museo sull'isola d'Elba. Ma una seconda missione, magari già l'anno prossimo, potrebbe far tornare alla luce diretta del sole l'imponente macchina a vapore, qauel che resta delle ruote e altre parti della nave. E magari fare luce piena sui molti misteri che circondano il Polluce e che il libro.inchiesta di Enrico Cappelletti e Gianluca Mirto, L'oro dell'Elba, ha svelato ma non ha risolto.
Il maltempo allontana il pontone Meloria

Porto Azzurro, 19 ottobre Il vento di scirocco ha costretto il pontone Meloria, attrezzato dalla Marine Consulting con l'impianto per le immersioni in saturazione per il recupero del carico del Polluce, a mollare gli ormeggi e a farsi trainare dal rimorchiatore Tito Neri II a ridosso nella rada di Portoferraio. I quattro OTS - operatori tecnici subacquei - Fabrizio Cappucci, Stefano Lunardini, Giorgio Verdura, Roberto Zicché, impossibilitati ad abbandonare l'ambiente pressurizzato a 10 atmosfere, corrispondente a
Del resto, l'interesse e la curiosità per l' "Operazione Polluce" stanno montando. Non solo a Porto Azzurro ma in tutta l'isola d'Elba. Quando la sera di domenica 16 le prima casse di reperti furono sbarcate in banchina e, sotto l'occhio vigile di funzionari della soprintendenza e dei carabinieri, portate alla fortezza spagnola per esservi custodite, molta gente presente domandava se si trattasse di pesce. Ma i manifesti che annunciano il recupero del Polluce parlano chiaro: elbani e turisti si sono subito appassionati all'evento. E, specialmente i più anziani tra gli isolani, cominciano a farsi avanti e a offrirsi come volontari: decisi a dare il loro contributo al chiarimento d'una vicenda di 164 anni fa che è parte integrante della storia di questa terra.
ALLESTIMENTO DEL CANTIERE SOTTOMARINO
Porto Azzurro (Elba), 18 ottobre 2005 Un'attesa quasi spasmodica, questa mattina, dopo che ieri, tra il migliaio abbondante di monete raccolte dai sommozzatori sulla sabbia che ricopre il relitto del Polluce, aveva fatto capolino un frammento di legno lavorato e dorato e tutti erano tornati a parlare della mitica carrozza d'oro della contessa della Rocca che avrebbe fatto parte del carico del piroscafo Polluce, affondato il 17 giugno 1841 a circa 5 miglia al largo di Porto Azzurro.
Ma, a causa delle condizioni meteomarine quella di oggi sul pontone Meloria della Neri di Livorno è stata una giornata dedicata alla preparazione del cantiere sottomarino. I sommozzatori professionisti che operano "in saturazione" - cioè rimanendo sottoposti alla pressione per più giorni di seguito ed effettuando un'unica decompressione a lavoro concluso - hanno infatti collocato, sul relitto, la "quadrettatura" in tubolari d'acciaio richiesta dagli archeologi del ministero per i Beni e le Attività Culturali. Domani, tempo permettendo, entreranno in azione le "sorbone", potenti idrovore che permetteranno, dopo un attento vaglio a mano, di recuperare il più piccolo oggetto sepolto sotto la sabbia che ricopre i resti della bella nave armata dalla De Luchi Rubattino di Genova. Nella giornata di domenica e nella mattinata di lunedì, i sommozzatori avevano raccolto quasi cinquemila monete d'argento - 'colonnati' spagnoli e pezzi da 5 franchi francesi - e alcune decine di monete d'oro: le une e le altre presumibilmente sfuggite alla benna per mezzo della quale il relitto era stato depredato, nel febbraio del 2000, da 'cacciatori di tesori sommersi' inglesi e italiani. Le previsioni non promettono bene: quindi si corre il rischio che il lavoro avviato subisca una sospensione.
Il dottor Maurizio Papi, sindaco di Porto Azzurro, ha ribadito che i reperti del Polluce sicuramente saranno collocati in un museo sull'isola d'Elba: "Certo, ci vorrà qualche anno - ha dichiarato - se non altro perché bisognerà attendere che la Soprintendenza renda disponibili i reperti restaurati. Prima, comunque, è previsto l'allestimento sulla nostra isola di due mostre per anno, una nel periodo pasquale e un'altra nella stagione estiva, per una durata complessiva di 60 giorni."
Cos'è un colonnato di Spagna ?
Il colonnato era una moneta spagnola d'argento, così definita perché recava impresse sul verso le due colonne d'Ercole, che significavano per gli antichi i monti Abila e Calpe, posti a guardia dello stretto di Gibilterra. La moneta fu definita anche Piastra di Spagna o Pezzo duro. Secondo la ponderazione del tempo corrispondeva al valore dello Scudo romano, cioè dieci paoli.
Per comodità riportiamo alcune equivalenze monetarie:
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Doppia d'oro = scudi 3.21
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Zecchino d'oro = scudi 2.20
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Luigi d'oro = scudi 4.75
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Napoleone d'oro = scudi 3.75
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Moneta di 5 franchi = scudi 0,93
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Scudo Toscano ovvero un Francescone = scudi 1.025
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Scudo di Milano = scudi 0,83
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Scudo di Baviera = scudi 0,95
IL TESORO C'E'
IL TESORO C'È
Cominciato il recupero
dal relitto del Polluce

PORTO AZZURRO (Isola d'Elba) 16 ottobre 2005 'Parecchie migliaia di "colonnati"spagnoli d'argento, molte decine di monete d'oro da 20 franchi francesi. E poi una forchetta e un cucchiaio d'argento, un calamaio di vetro nero d'inchiostro essiccato, qualche bottiglia rotta, un vaso di terracotta in perfette condizioni, brandelli di fasciame con conficcati chiodi di rame, qualche pezzo di carbone compatto e pesante per i 164 anni trascorsi a oltre cento metri di profondità.. Dalla notte del 17 giugno 1841, quando il Polluce, piroscafo a ruote fiore all'occhiello della flotta De Luchi Rubattino affondò in seguito alla collisione con il 'pacchebotto' napoletano Mongibello, a questa mattina alle 9.45 , quando le prime ceste con i reperti raccolti dai sommozzatori d'altofondale della Marine Consulting sono stati issati in coperta sul pontone attrezzato Meloria.
L'operazione, che è proseguita fino al tardo pomeriggio, si è svolta sotto la supervisione del prof. Claudio Mocchegiani Carpano, responsabile della sezione tecnica per l'archeologia subacquea del ministero per i Beni Culturali e Artistici e della dottoressa Pamela Gambogi della soprintendenza toscana; e alla presenza di personale dei Carabinieri del Nucleo di Firenze per la tutela del patrimonio culturale nazionale. Gli stessi carabinieri hanno preso in custodia i reperti sbarcati a Porto Azzurro.
Si è trattato " hanno chiarito gli archeologi " di una raccolta manuale preliminare di reperti visibili sulla fiancata sinistra del relitto, probabilmente oggetti ricaduti dalla benna usata dai saccheggiatori che aggredirono i resti del Polluce nel febbraio 2000. "In mezza giornata abbiamo recuperato più monete di quante ne raccolsero quei clandestini in un mese. Dire che sono felice è poco" ha dichiarato il sindaco di Porto Azzurro dottor Maurizio Papi.
L'idea di recuperare il carico prezioso del Polluce " destinato a un museo dedicato sull'isola d'Elba " è stata ispirata da tre anni di ricerche effettuate da Enrico Cappelletti e Gianluca Mirto che hanno ricostruito in un libro, L'oro dell'Elba, la storia della nave, fino al saccheggio compiuto da un gruppo di avventurieri italo-inglesi, all'intervento dei carabinieri, quindi di Scotland Yard, alla restituzione all'Italia delle 2000 monete d'argento, 400 d'oro e dei gioielli strappati al relitto con una benna, alla cieca.



