Il recupero del "Polluce"
Sono stati i carabinieri della Organizzazione Speciale dell'Arma ad effettuare un difficile recupero su un relitto affondato davanti a Capoliveri, Arcipelago Toscano, oltre centocinquanta anni fa.
Una brillante operazione è stata condotta nell'ottobre scorso dai militari dell'Organizzazione Speciale dell'Arma, che ha portato al recupero di un vero e proprio tesoro estratto dal relitto di una nave affondata al largo dell'Isola d'Elba.
L'inizio dell'attività investigativa risale ai primi mesi del 2001, con una telefonata anonima pervenuta all'Ambasciata Italiana a Londra per segnalare che appunto un relitto sito nelle acque italiane era stato saccheggiato da tre individui di nazionalità britannica, i quali avevano poi ceduto i materiali trafugati ad una famosa casa d'aste londinese. Conseguentemente il Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze, attivato dall'Ambasciata, aveva avviato le indagini in collaborazione con Scotland Yard e con il Centro Carabinieri Subacquei di Genova.
Grazie all'intervento dei subacquei, nella terza decade di settembre 2001 si riuscì ad individuare il relitto con l'utilizzo dell'ecoscandaglio.
Nel luglio del 2002 sempre i subacquei di Genova, con l'ausilio del veicolo filoguidato denominato "Pluto", identificarono con certezza il relitto ad una profondità di oltre 100 metri: si trattava del vaporetto "Polluce" della Compagnia Rubattino, affondato nel 1841 al largo di Capo Liveri, comune dell'Isola d'Elba, con un carico di preziosi tra i quali monete d'oro e d'argento e, probabilmente, lingotti d'oro non ancora localizzati.
Contestualmente i militari del Tpc intervenivano presso la casa d'aste londinese, sequestrando monete, vasellame, ceramiche ed altri beni provenienti dal recupero clandestino e denunciando i tre inglesi all'Autorità Giudiziaria.
Dal 16 al 28 ottobre 2005 una squadra del Centro ha partecipato alle operazioni di scavo e recupero di materiale archeologico sul "Polluce", affidate ad una ditta specializzata in lavori subacquei d'alto fondale, sotto la supervisione della Sopraintendenza ai Beni Archeologici della Toscana.
Intanto, nell'estate dello stesso anno, il Tpc di Firenze identificava a Parigi il primo scopritore del relitto: un sub francese che nel 1994 aveva venduto l'informazione agli inglesi. Nella sua abitazione, infatti, sono stati rinvenuti numerosi reperti e le foto del trafugamento; ulteriori indagini consentivano di individuare una ditta di Genova che aveva fornito a suo tempo i mezzi per l'illecita operazione.
I lavori di recupero non sono ancora stati ultimati ed è prevista una ulteriore campagna di scavi, che sarà condotta quasi certamente la prossima estate.



