L'operazione si conclude nella cabina d'una signora
Porto Azzurro, 29 ottobre - Il lavaggio dell'ultima cesta finisce ch'è buio. Nei pochi giorni di effettivo lavoro subacqueo concessi dalle condizioni meteomarine si è sempre tirato tardi. L'operazione 'Recupero del Polluce' che dal 22 settembre quando fu annunciata ha tenuto tutti col fiato sospeso è conclusa. Domani mattina alle 6 i quattro OTS - operatori tecnici subacquei - cominceranno a decomprimersi.
Ne avranno per cento ore, un'ora per ciascun metro visto che hanno lavorato a una quota di 103 metri sotto il livello del mare: finiranno giovedì 3 novembre alle ore 16. Avevano preso posto nell'angusto abitacolo pressurizzato la sera di venerdì 14. È stata la prima volta al mondo che la tecnica dell'immersione profonda in saturazione è impiegata in uno scavo subacqueo finalizzato al recupero di reperti contenuti in un relitto moderno. Con 'archeologia', infatti, si intendono studi e ricerche su materiali datati dalla preistoria alla caduta dell'impero romano, al massimo fino al VII secolo; poi si deve parlare correttamente di archeologia medioevale, rinascimentale e così via. La prima campagna di scavo archeologico subacqueo con sommozzatori fu condotta nel 1974 nelle acque dell'isola di Lipari, sul relitto di una nave oneraria romana giacente a 85 metri di profondità, sul quale, nel tentativo di depredarlo, avevano perso la vita dei sub tedeschi.
Tra i sommozzatori c'era Franco Gargiulo, 'dive superintendent' ossia responsabile del lavoro degli OTS nell'Operazione Polluce.
Il piroscafo della De Luchi, Ribattino & C. abbordato e affondato dal 'pacchebotto' napoletano Mongibello la notte del 17 giugno 1841 è un relitto moderno in termini archeologici e tuttavia di grande interesse storico. - Per esempio ci può dare indicazioni importanti sulla circolazione monetaria dell'epoca- dice la dottoressa Pamela Gambogi della soprintendenza per i beni artistici e culturali della Toscana.
Ed effettivamente, sin dalla prima raccolta manuale effettuata dai sommozzatori e sino all'ultima con la sorbona, l'afflusso a bordo del pontone Meloria di monete d'argento e d'oro è stato continuo e copioso: almeno 10.000 d'argento, qualche centinaio d'oro. E sono 'colonnati' delle colonie spagnole di Perú, Cile, Venezuela e 'maravedeis', 'pezzi da otto' di Spagna; e 'luigi' d'oro da 20 franchi. L'ultima incursione è compiuta dal sommozzatore in quella che sicuramente era una cabina di prima classe e ospitava una signora, ricca e devota. Lo rivelano gli oggetti da toilette ritrovati, un pettine, uno spazzolino da denti e uno da unghie, senza setole, probabilmente di tartaruga; una spilla d'oro raffigurante un cane da caccia che balza sulla preda, del medesimo nobile metallo, il tacco d'una scarpa da donna, bottoni d'osso, una moneta d'oro - sotto 164 anni di concrezioni si legge una data, 1789, e si riesce malamente a intravedere un Carolus Imp. , una moneta d'oro da 30 ducati del 1830 di Ferdinando II delle Due Sicilie, addirittura una moneta da 100 lire in oro con l'effige di re Carlo Alberto e la data del 1832, una somma enorme all'epoca, un rosario di pasta vitrea, parecchi rotoli di monete d'argento. Una cabina violata certamente dai saccheggiatori inglesi nel 2000, ma con una benna: che fece più danni di quanto valore riuscì a strappare al fondo del mare.
Questa volta è andata meglio, per gli oggetti e per i loro cercatori. Del resto, i protagonisti di questa operazione Polluce 2005 sono ciascuno professionista nel proprio campo: il ministero per i Beni e le Attività Culturali Culturali, che attraverso la Soprintendenza di Firenze, ne ha avuto la direzione scientifica; la Historical Diving Society Italia che ne è stata lo sponsor ufficiale, affiancata dal Comune di Porto Azzurro, la Marine Consulting che ha impiegato i suoi uomini e le sue tecnologie, la Capmar Studios che ha documentando col mezzo televisivo la svolgimento delle operazioni e i reperti rinvenuti; il Comando carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.
Il recupero del Polluce ha avuto termine ma non è finito.
Dal punto di vista della documentazione storica l'operazione ha avuto un esito più che positivo, ce n'è quanto basta per allestirne un museo sull'isola d'Elba. Ma una seconda missione, magari già l'anno prossimo, potrebbe far tornare alla luce diretta del sole l'imponente macchina a vapore, qauel che resta delle ruote e altre parti della nave. E magari fare luce piena sui molti misteri che circondano il Polluce e che il libro.inchiesta di Enrico Cappelletti e Gianluca Mirto, L'oro dell'Elba, ha svelato ma non ha risolto.



